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Ed è lo stesso maestro Tommaso Lazzaro di Val d’lntelvi a costruire con i suoi operai la chiesa del Calvario. Si accede attraverso il vestibolo costituito da un leggero ed elegante portico coperto da una volta a botte sostenuto da pilastri e colonne di pietra serpentina locale. Nella volta sono dipinti da Giovanni di Sampietro alcuni angioletti con i simboli della Passione. Sopra la porta una lunga iscrizione ricorda il Capis che è considerato fondatore del Santuario: D. O. M. Thriumphis Inventæ et Exaltatæ Crucis I. C. Matthaeus Capis Sacri huiusce Montis erector doctrina et pietate celeberrimus adhuc in terris degens templum hoc ædificavit. Quod Ill. et Rev.D.D. Jo. Batta Vicecomes episcopus Novar. Anno MDCXC die 27 septembris consecravit, indulgentia concessa D.P. An. 1714. (Dedicato a Dio Ottimo Massimo per i trionfi della Croce ritrovata ed esaltata. Il giureconsulto Matteo Capis, celeberrimo per dottrina e pietà, quando era vivo, edificò questo tempio che l’illustrissimo e reverendissimo Giovanni Battista Visconti vescovo di Novara consacrò il 27 settembre 1690, concedendo l’indulgenza anniversaria. D P Anno 1714) Sulla facciata oltre la porta e due piccole finestre devozionali non esistono altre aperture. Notiamo anche sulle pareti esterne del portichetto due piastre in ghisa che ricordano il barone vallesano Gaspare Stockalper, il famoso re del Sempione, benefattore del S. Monte Calvario. La porta principale e quella laterale in legno scolpito, poste nel 1890, furono fatte da G. Valmaggia.
La cappella che si scorge a sinistra entrando è quella della Visione della Croce. Fra la cappella della Visione della Croce e quella del Crocefisso vi è quella dedicata alla SS. Trinità, a cui fu aggregata la Confraternita della SS. Trinità per la redenzione degli schiavi cristiani, affiliata alla omonima romana canonicamente il 29 Settembre 1662. Dall’altra parte nel 1685 fu eretto l’altare della Esaltazione della S. Croce. Attualmente sui due altari stanno due quadri rappresentanti i SS. fondatori della Confraternita dei Trinitari e la Madonna della Mercede nel primo e l’Esaltazione della Croce nel secondo. Sono ambedue opera del pittore Francesco Bozzetti (Cino) del 1910. Nelle lunette e semicatini sopra questi due altari il pittore e scultore Francesco Zamboni della valle Vigezzo affrescò nel 1911 rispettivamente la SS. Trinità e l’Apparizione di Gesù alla beata Maria Margherita Alacoque. L’opera in stucco che fascia le cornici dei quadri sopra l’altare è dei plasticatori valsesiani Carlo e Giovanni Giovanninetti (1703) che fecero analogo lavoro per la cornice del Crocefisso. Gli altari di queste due piccole cappelle sono in marmo nero e furono posti in opera nel 1912, quello del Crocefisso è invece in muratura. I tre paliotti in pasticca policroma, di finissima fattura, appartenenti agli altari precedenti si devono attribuire al plasticatore Pietro Solari attivo in Ossola attorno al 1725. Il Santuario ebbe una completa decorazione interna in occasione delle feste centenarie dell’Editto di Costantino nel 1913. La parte puramente decorativa fu affidata al pittore G. De Giorgi, la parte figurativa al pittore milanese Enrico Volontario che affrescò la cupola ponendovi in un cielo vaporoso verdazzurro i quattro Evangelisti, S Pietro, S. Andrea e S. Paolo e, più in basso, le quattro Sibille. L’opera di restauro e decorazione fu inaugurata nelle suddette feste giubilari con la presenza del cardinale Giuseppe Gamba i giorni 11-12-13 Settembre 1913, unitamente a gran concorso di clero e popolo da tutta l’Ossola. Recentemente (1978) si diede alla chiesa una sistemazione conforme alle nuove esigenze liturgiche, eliminando la balaustra, spostando la sede del Tabernacolo e ponendo, rivolto verso il popolo, il nuovo altare marmoreo. In continuazione con il presbiterio e separato da questo da una finestra in cui si staglia il grande crocefisso, fu costruito un ampio coro. Iniziato nel 1732 con la posa della prima pietra da parte di Giovanni Francesco Martello di Domo che fece la maggiore offerta. Lo ricorda la scritta Hic primum lapis pos. Jo. Fr. Martello Oppidanus - Maii MDCCXXXII. Fu finito nel 1735. Il lavoro di stucco è del valsesiano Giovanni Tamiotti. Negli affreschi del catino la SS. Trinità è rappresentata in modo piuttosto insolito sotto forma di due personaggi con manto e triregno che siedono sui troni, mentre il terzo rimane vuoto. Ne è autore quel pittore Secondo Sestini che dipinse anche l’atrio della II cappella (1735). I PP. Rosminiani hanno separato questo coro dalla chiesa facendovi l’Oratorio domestico, chiudendo l’ampio finestrone di comunicazione, ponendovi un altare e sopra di esso un quadro ad olio della B. V. Addolorata, opera della pittrice veronese Rosa Bortolan.
All’interno del Santuario tutta l’opera architettonica, plastica e pittorica è indirizzata ad un unico oggetto: il Cristo Spirante sulla croce. Si apre in questo contesto il discorso teologico che viene proposto dagli otto profeti che sembrano conversare fra loro, anticipando con le loro profezie il grande evento della redenzione. Sopra ciascuno di essi, in un cartiglio, appare scritta la loro testimonianza. Il discorso va dalla scena della visione dalla croce, anticipatrice del destino del Cristo a quella della sua deposizione dalla Croce e si risolve nella gloria della resurrezione. Ecco perché nella cupoletta del Santuario appare anche il Cristo risorto e glorioso. Al discorso dei profeti fanno eco quelli degli evangelisti, degli apostoli e dei dottori della chiesa, i cui messaggi sono scritti in altrettanti cartigli posti a livello del cornicione. Ed al di là della tradizione dell’antico e del nuovo Testamento non sono trascurate neppure le testimonianze pagane, rappresentate dalle Sibille, come indice della tensione e del desiderio di salvezza riconoscibile anche nelle religioni pagane. A questo discorso teologico partecipano le stesse persone della SS. Trinità. Ecco infatti nel catino del coro, una volta visibile dal presbiterio del Santuario, una particolare scenografia della SS. Trinità. Il Padre e lo Spirito Santo sono raffigurati come due personaggi paludati e coronati di triregno, seduti in trono. Ma il terzo trono è vuoto; su di esso il triregno e il manto reale sono in attesa di essere ripresi dal Figlio in quel momento spirante sulla croce. Tutto il mondo della storia della salvezza, la stessa Trinità, sono dunque nell’aspettativa dell’atto supremo, della grandiosa e sublime catastrofe della morte redentrice del Cristo ora spirante sulla croce.
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